Viaggio sensoriale in Grecia

Grecia, in un viaggio sensoriale

Spesso, quando si parla di Grecia, siamo portati a descriverne la bellezza in termini di luci e colori, paesaggi, tramonti, limpidezza delle acque e brillantezza delle distese di verde nelle isole più boscose.
Per non parlare del candore della montagna della Grecia continentale. 

Quando ci chiedono di parlare della nostra isola del cuore, ci si illuminano -per prima cosa- gli occhi, pensando alle immagini di un’estate appena trascorsa, magari distesi su quell’amaca fronte mare nelle ore più calde della giornata, o quando l’aria si impregna del tepore tipico del crepuscolo. 

Eppure, quando io penso alla mia isola, ai miei posti del cuore (e, davanti agli occhi, mi scorrono le immagini di Paros, Leros, Lipsi, Folegandros…), non riesco a fare a meno di catturare in un “fermo immagine” anche i suoi odori. 
E, certamente, sapori e suoni non sono da meno.

Quello che mi piacerebbe fare, attraverso questo post, è farvi chiudere -innanzitutto- gli occhi, e accompagnarvi -poi- in un viaggio sensoriale attraverso la terra che amiamo, che colmi di emozioni anche olfatto, gusto e udito. 

Ed è così che mi ritorna in bocca, vivido come se lo stessi appena gustando, il sapore del pesce appena pescato e delicatamente cotto sulla griglia, la croccantezza delle patatine rigorosamente tagliate a mano e fritte, la doratura delle polpette di zucchine, la morbidezza del formaggio panato che ti si scioglie sulla lingua, la morbidezza della schiuma del frappé che ti riempie le labbra, la crema della bougatsa (sì, sto in fissa!) appena sfornata.

E poi, a risvegliare le mie orecchie, l’eco lontano dei campanacci delle pecore che rientrano dal pascolo al calar della sera, lo sciabordio delle acque del mare in riva al porticciolo, il canto incessante delle cicale, compagno di tante mie giornate in solitudine sulla spiaggia.
E, ancora, il rumore dei passi nei vicoli deserti, le chiacchiere delle “yiayià” appena dietro l’angolo, i brindisi (“yia mas!”) dei vecchietti al tavolo del kafeneio, le risate dei bambini che corrono liberi, lo stanco scalpitio dei muli che rientrano a casa dopo una giornata sui campi, i rintocchi di un polpo ripetutamente sbattuto, i gabbiani che planano lentamente sul mare, il miagolio dei gatti stesi al sole, il “chicchirichì” del gallo che vi sveglia tutte le mattine, la musica che si diffonde -in serata- nelle taverne che si riempiono pian piano di gente.

E quell’odore di panni stesi al sole, di salvia, erbe selvatiche e liquirizia nei sentieri di campagna o ai bordi delle falesie, di salsedine e brezza marina (specie nelle giornate in cui soffia forte il Meltemi), di sole sulla pelle abbronzata, della rugiada nelle prime ore del mattino.
L’odore del carburante delle navi in arrivo e partenza dai porti, l’odore del cibo che si riversa per strada, del fumo di sigaretta, di una sedia appena riverniciata.
L’odore di umido di certe pensioni.

Adesso ripartite gli occhi, e completate questo viaggio ripercorrendo a ritroso ogni singola tappa… questa volta omaggiando anche la vostra vista di queste splendide immagini ♥

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2 commenti su “Grecia, in un viaggio sensoriale”

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