Pasqua a Paros

La Pasqua in Grecia… e a Paros

Pronti a scoprire usanze e tradizioni di una delle feste più sentite in terra ellenica?
Quest’anno, la Pasqua Ortodossa verrà celebrata una settimana dopo la nostra Pasqua, cioè Domenica 8 Aprile.

Ci sono alcune ragioni sul perché Ortodossi e Cattolici celebrino la Pasqua in date che non sempre coincidono.
Fondamentalmente, il giorno di Pasqua viene fissato nella Domenica successiva al primo plenilunio di primavera (cioè il giorno di luna piena che cade successivamente al 21 Marzo).
Ma dal momento che entrambe le Chiese utilizzano due calendari differenti, cambia -dunque- anche il modo di calcolare i giorni a partire da quella stessa data: la Chiesa Cattolica, infatti, si basa sul calendario gregoriano, quella Ortodossa sul calendario giuliano, che differisce di circa una settimana/10 giorni rispetto a quello gregoriano.

La settimana di Pasqua, o Settimana Santa, è segnata da diversi eventi in calendario, che si svolgono quotidianamente nei tanti villaggi (e chiese) di Paros.

Sabato di Lazzaro: la settimana Santa inizia una settimana prima della Domenica di Pasqua, con il Sabato di Lazzaro.
I bambini indossano abiti locali tipici e si aggirano di porta in porta cantando le tipiche “kalande” (canzoni tradizionali) dedicate alla resurrezione di Lazzaro; in cambio, ricevono uova, frutta o denaro.

Domenica delle Palme: le Chiese distribuiscono croci realizzate con foglie di palma, da conservare in casa fino all’anno successivo.
Esattamente come accade anche nella religione Cattolica.

Martedì Santo: le donne iniziano a preparare i dolci tipici del periodo, come i Koulourakia, una sorta di pane dolce.

Mercoledì Santo: nelle chiese dei vari villaggi avviene la benedizione dell’Olio Santo, con cui il prete unge la fronte, il mento e le guance dei fedeli.

Durante i primi tre giorni della Settimana Santa (da Lunedì a Mercoledì), in alcune parti della Grecia si seguono ancora alcune tradizioni come quella del digiuno totale, del non usare il sapone quando ci si lava, o della pulizia a fondo della casa, in attesa delle celebrazioni del giorno di Pasqua.

Giovedi Santo: è il giorno in cui si tingono di rosso le uova, sode, che saranno poi utilizzate per guarnire i dolci da consumare la Domenica di Pasqua, come lo Tsoureki, una specie di pane dolce con uovo sodo posto al centro.  

La motivazione nell’utilizzo del rosso come colore per decorare le uova, risale alla leggenda secondo cui Maria Maddalena, recatasi presso la tomba di Gesù e trovandola vuota, corse davanti ai discepoli per annunciare la straordinaria notizia. Ma Pietro, incredulo, le disse:

“Crederò a quello che dici solo se le uova che hai nel paniere diventeranno rosse”.

E subito le uova si colorarono di un rosso intenso.

Chiaramente, il rosso simboleggia anche il sangue di Cristo, oltre che il colore della gioia per la notizia della Resurrezione.

In serata, dopo la lettura dei Vangeli, le donne iniziano la decorazione degli Epitaffi, i simulacri che ospiteranno il corpo di Cristo, con ghirlande di fiori prevalentemente bianche.

Venerdì Santo: è un giorno di lutto, in memoria della morte di Cristo.
Fin dalla mattina, è possibile visitare i diversi Epitaffi nelle varie chiese dislocate sull’isola, dalla piccola cappella di Iera Moni tou Christou tou Dasous (Santa Chiesa del Cristo della Foresta), alla cattedrale bizantina Panagia Ekatondapiliani (Madonna delle Cento Porte).
La tradizione dell’isola di Paros consiste nel pranzo a base di Revithada, la tipica zuppa di ceci offerta nel villaggio di Prodromos.
Per tutta la giornata sono, invece, banditi dalla tavola dolci di ogni tipo.
In serata, ha inizio la processione degli Epitaffi per le vie dei villaggi: una sorta di nostra “Via Crucis”, una messa in scena della vita, delle passioni e della morte di Cristo, durante una camminata che simboleggia un pò il suo funerale.
Marpissa diventa il fulcro della più tradizionale di queste processioni, che attira tra le sue pittoresche vie visitatori da tutta l’isola.
I bambini -vestiti come soldati romani o discepoli di Cristo- riproducono scene dell’ingresso a Gerusalemme, dell’Ultima Cena, della preghiera sul Monte degli Ulivi, del Martirio della Crocifissione e della Risurrezione.
Lungo tutto il percorso, le persone reggono in mano delle candele e spargono fiori e profumi sugli Epitaffi.

A Parikia, la processione parte contemporaneamente dalle tre Chiese principali, e termina all’unisono presso il mulino situato all’altezza del porto, intorno a mezzanotte.

Sabato Santo: il giorno della Resurrezione (Anàstasi).
La Messa di mezzanotte, celebrata nelle varie Chiese dell’isola, è senza dubbio l’evento religioso più importante della Settimana Santa e dell’intero anno.
A mezzanotte, tutte le luci all’interno della Chiesa si spengono, e il prete -con una candela- accende la candela di uno dei devoti.
Questa luce è un simbolo di resurrezione, e man mano che la fiamma si trasmette di candela in candela, la Chiesa si riempie nuovamente di luce e dell’inno “Christos Anesti, Alithos Anesti” (“Cristo è risorto”, “Davvero è risorto”).
Il momento della Resurrezione è accompagnato dal suono delle campane e da spettacoli pirotecnici.
Prima di rientrare nelle proprie case dopo la messa di mezzanotte, vi è l’usanza di disegnare una croce con il fumo della candela accesa, sulla parte superiore della porta d’ingresso.
Si accendono -poi- i lumini davanti alle immagini dei propri cari, e si cerca di mantenere accesa questa fiamma durante il resto dell’anno.
La Domenica di Pasqua inizia, dunque, immediatamente dopo la mezzanotte con una tradizionale cena a base di Magiritsa (una zuppa fatta con le interiori di pecora), uova e tsoureki.

Domenica di Pasqua: il giorno di festa vero e proprio, che coincide anche con la rottura del digiuno quaresimale.
Le famiglie si riuniscono per la tradizionale grigliata di agnello, tra cori e balli della tradizione.
A Marpissa, viene organizzata la Tavola d’Amore, la classica grigliata di carne e una grande festa cui è invitata tutta l’isola.
La tradizione vuole -inoltre- che, la Domenica, ognuno tenga in mano un uovo e colpisca, con la punta, l’uovo di parenti e amici.
Colui che riuscirà a non rompere il proprio guscio nell’urto, sarà considerato fortunato e benedetto.

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