La "mia" Paros

La “mia” Paros

Come ho ripetuto spessissimo tra le pagine di questo blog, e della mia pagina Facebook, una delle cose belle che possono accadere con un uso sensato dei social, è trovare gente che condivide i tuoi stessi interessi e passioni… e si finisce, nel nostro caso, a parlare di Grecia.
È quello che è accaduto con i ragazzi che gestiscono blog/pagina/gruppo di Come un soffio di vento ellenico, splendida oasi di informazione, resoconti di viaggio e fotografie sul mondo greco, alimentata dai contributi dei tanti appassionati (come me).

Quando, qualche giorno fa, gli amici di Come un soffio mi hanno chiesto di raccontare la “mia” Paros, ho esitato un attimo…
Gocciolina sulla fronte, sorriso imbarazzato, e dita che stentano sulla tastiera…

Come faccio a raccontarvi di un viaggio a Paros? Come faccio a sintetizzare in un unico racconto la molteplicità di volte in cui mi sono recata sull’isola?

Come faccio a rinchiudere in un numero “umano” di righe l’amore sconfinato che provo per lei, l’isola che -per certi versi- mi ha davvero stravolto la vita?

La "mia" Paros

Ho, dunque, iniziato a rifletterci un attimo, e poi ho capito che -in realtà- avrei potuto mettere insieme la totalità dei miei viaggi sull’isola, e farvene un “piccolo” resoconto… provando a trasmettere, con le parole, l’amore che anche solo il suo pensiero mi suscita.

E così, benvenuti nella “mia” Paros… nell’isola entrata soltanto per pura casualità nella mia vita, e impressasi così a fondo nel cuore da averla perfino scelta per il mio matrimonio, e averle dedicato orgogliosamente parte del mio tempo libero ogni giorno (sotto forma di blog e pagine social).

La "mia" Paros

L’idea di visitare Paros nasce, per puro caso, un pomeriggio di 7 anni fa.

Era la primavera del 2012, e con il mio (all’epoca) fidanzato stavamo progettando la nostra prima vacanza insieme in terra ellenica.

L’isola prescelta, naturalmente, era la romantica Santorini.

Ma dal momento che, qualche mese prima di partire, avevamo scoperto di avere a disposizione più giorni da trascorrere in terra greca, cercavamo qualche altra isola che potesse fare da contorno alla sola Santorini.

E dove attracca la Blue Star in partenza dal Pireo al mattino presto, prima di arrivare sulla blasonata isola vulcanica?

“Rò, fermiamoci a Paros per qualche giorno, così spezziamo il viaggio”, furono le parole di Francesco.

Non pensavamo che quella decisione di pura circostanza, avrebbe segnato le nostre vite nel profondo.

I giorni trascorsi a Paros, in quel Maggio del 2012, ci hanno rubato l’anima.

Il traghetto che attiva la sua sirena infernale, e il ponte che pian piano si abbassa, svelando ai nostri occhi la vista del caratteristico mulino.

Le strade deserte, l’isola tutta per noi, Naoussa come fosse quasi disabitata, con i tavolini dei locali rovesciati l’uno sull’altro, una sola taverna aperta, noi unici clienti, e qualche gatto disteso al sole.

La "mia" Paros

Il vento tra i capelli, la sensazione di libertà di un mezzo mai noleggiato prima (si, lo ammetto… prima di diventare così “paurosa”, anch’io ho provato l’ebbrezza del quad!), il gusto di una cucina eccezionale, il dolce offerto da ogni taverna a fine pasto.

La roccia di Kolymbithres, il suo paesaggio quasi lunare, la chiesa sull’isolotto al centro della baia, le ville con le loro verande verso l’infinito.

Il sole, caldo e rassicurante, sebbene fossimo ancora all’inizio del mese di Maggio.

E quelle chiese bianche e blu infinite, disperse in ogni dove nella doratissima campagna, dentro ognuna delle quali sentivo la necessità di entrare per raccogliermi in religiosissimo silenzio, inspirando a pieni polmoni quell’odore di incenso e di candele lasciate accese da sporadici passanti.

La "mia" Paros

E, ancora, i suoi sterrati, la collina che si tuffa nell’azzurro del mare che guarda la sua costa a est, Naxos che ci sorride di fronte, tutta accecata dal sole.

Il dedalo di viuzze di una Parikia illuminata a presepe dalle luci delle porticine blu di accesso alle case, i raccoglitori della posta locale, le sedie e gli infissi azzurri dei due kafeneion di Lefkes, i tramonti dalla chiesa di Agios Konstantinos e dal lungomare appena sotto.

La "mia" Paros

Ovunque, bastava chiudere gli occhi e sentire l’odore tipico di timo misto a liquirizia, e assaporare quella sensazione di benessere che ci siamo portati dietro lungo quel viaggio, ad ogni tappa successiva.

Che inevitabilmente ci portava a confrontare l’isola su cui ci trovavamo in un determinato momento con lei, la prima che ci aveva accolto tra le sue braccia.

Come se da quell’abbraccio non ci fossimo mai separati, come se Paros non fosse mai stata intenzionata a lasciarci andare veramente, incapace di farci dondolare tra le onde del suo mare, spingendoci lentamente verso altri lidi.

Come se ci avesse avvolto in una coperta di sogni, incantandoci con la sua magica atmosfera.

La "mia" Paros

Per mesi, dopo essere rientrata, ho pensato a quell’isola come ad un posto speciale… talmente speciale da donare il suo nome alla creatura più speciale che io e Francesco potessimo decidere di adottare: la nostra palla di pelo morbidoso, il nostro cagnetto furbetto, il nostro… Paros <3

La "mia" Paros

Semplice, dunque, immaginare perchè l’abbiamo scelta come cornice del nostro matrimonio.

Non potevamo non affidare le nostre promesse al suo cielo azzurro, portando con noi le nostre persone più care (e, ovviamente, anche il cagnetto!).

E da quel giorno di ormai 3 anni fa, è come se lei si fosse impressa nel mio cuore in maniera ancora più penetrante, spingendomi a tornare più volte, naturalmente con Francesco, ogni tanto con qualche amica e, spesso, anche in solitaria.

E il bisogno di coglierla ancora più a fondo, rendendo omaggio alla sua immensa ospitalità, mi ha portato ad impararne pure la lingua.

Perchè, ogni anno, il mio sia un viaggio a 360 gradi tra il suo litorale, la sua aria, il suo cielo, i suoi villaggi, il suo cibo e la sua gente.

Ogni anno torno a Paros un paio di volte, in diversi periodi dell’anno, prediligendo i mesi meno turistici, quando ancora l’isola sonnecchia un po’, prima di prepararsi alla grande invasione, o quando -finalmente- ricerca la pace e riposa le sue “membra” dal caos estivo appena trascorso.

La "mia" Paros

E ogni volta che torno, scopro una nuova isola.

Mi commuovo di fronte a nuovi scorci che mi regalano tramonti mozzafiato, mi esalto di fronte a sterrati che decido di intraprendere a perdifiato in compagnia della mia fidata Panda a noleggio, mi riempio gli occhi della bellezza del suo mare, mi affido alle coccole di quelle persone che -sull’isola- sono ormai diventati la mia certezza, la mia seconda famiglia.

Cosa amo di più di lei? Quali i posti che non posso permettermi di tralasciare tutte le volte che vado?

Beh, innanzitutto il mio alloggio a Naoussa, la mia “casa lontano da casa”, il mio punto di partenza di ogni giornata volta all’esplorazione dell’isola.

E sebbene io non sia affatto una tipa “modaiola” o alla ricerca di movida notturna, Naoussa -per me- rappresenta sempre il top, perchè più vicina a quelle zone che mi riempiono occhi e anima di entusiasmo e nuove avventure.

Le mie giornate scorrono in macchina, in continuo girotondo lungo il perimetro che disegna l’isola.

E se mi capita di andare al mare ad Alyki, dalla parte opposta dell’isola rispetto a Naoussa, non m’importa -una volta rientrata in albergo- di riprendere la macchina e tornare a sud anche per cena.

Perchè non ne ho mai abbastanza di percorrere le sue strade e ammirare i suoi scorci, e mi basta abbassare il finestrino per sentire il canto delle cicale e inondare l’abitacolo con l’odore delle erbe aromatiche ai bordi della strada, per essere davvero felice.

La "mia" Paros

Così, scorrazzo da Kolymbithres a Santa Maria, fermandomi nella spiaggia in mezzo alla strada, prima del ristorante Siparos, che tanto mi piace e la cui acqua credo sia una delle più belle di tutta quanta l’isola.

La "mia" Paros

Poi imbocco il solito sterrato che, da lì, mi porta verso l’isolotto di Filizi, che in condizioni di bassa marea si può anche raggiungere con una breve e semplice nuotata, e proseguo ancora più ad est, verso Ambelas, e una delle mie taverne preferite, dal cibo eccellente e i prezzi ancora modici (Thalami).

Ammiro le case che vorrei (qualche volta qualcuno mi denuncerà per stalking, vedendomi fermare di fronte ad ogni villa da sogno!), e -a seguire- mi infilo con Panda pazza nel labirinto di sterrati che percorre tutta la zona di Ysterni, fino a giungere all’enorme spiaggia di Molos.

Da lì, rientro verso l’interno dell’isola, verso la strada che porta al mio villaggio del cuore, ma prima faccio una fermata al forno di Bella e Maria, dove solitamente scambio due chiacchiere sorseggiando un frappè e assaporando una mizithropitakia (una tortina ripiena di mizithra, un formaggio tipico locale simile alla ricotta, e spolverata di cannella).

A due passi, dunque, il mio villaggio del cuore, Prodromos, che nemmeno chi frequenta l’isola ormai da anni a volte conosce.

Prodromos mi mozza, ogni volta, letteralmente il fiato.

Ad ogni vicolo mi stupisco della bellezza della bouganville in fiore che incornicia le mura candide delle piccole case, e scatto decine e decine di fotografie solo per il gusto di imprimere (più nella mia mente che nell’obiettivo della macchina) quegli scorci così suggestivi.

A Prodromos sembra di vivere un po’ la Grecia più autentica, di respirare quell’atmosfera fatta di “babà” (nonni) che giocano a carte o chiacchierano al kafeneio, e di “yiayià” (nonne) intente a conversare fuori dalle loro abitazioni, mentre qualcuno annaffia i fiori all’ora del tramonto, e i bambini urlano festanti rincorrendosi tra i vicoli.

A Prodromos c’è Maria, che ti serve i suoi mezedes del giorno nella cornice fiabesca di una piccola piazzetta decorata da bouganville e lanterne.

E poco importa che lei alle 16 chiuda il suo kafeneio, e tu stia ancora bevendo con calma, alla greca maniera, il tuo frappè.

Con un sorriso, ti farà segno di rimanere comoda tra i cuscini dei divanetti di pietra, continuando a leggere le pagine del tuo libro.

E quando tornerà a riaprire il locale per cena, metterà a posto il bicchiere che tu le avrai lasciato appoggiato sul davanzale, prima di andar via.

E se Prodromos ti sconvolge il cuore per quanta sconfinata bellezza possa essere racchiusa all’interno di quattro minuscoli vicoli in croce, il villaggio successivo -Marpissa- ti rapirà i sensi ospitandoti tra i tavolini della “casalinghissima” taverna Haroula, all’ombra dell’immenso albero della piazza, dove la sera si accendono filari di lucine come fosse una sagra di paese.

La "mia" Paros

A Marpissa sento sempre odore di sapone tra i vicoli.

Marpissa è quel villaggio che mi sa di pulito, di candore, di bucato steso alla luce del sole.

Quando mi avvicino a Marpissa, mi avvicino anche allo splendido ristorante di Massimiliano e Gianluca, due dei miei cari amici italiani che hanno deciso di trasformare Paros in casa.

Adoro mangiare da loro perchè, oltre alle coccole della cucina di Massimiliano e del servizio di Gianluca, mi rifugio completamente dal resto del mondo.

Resto in solitudine a guardare lo spettacolo di Naxos di fronte a me, specie nelle notti di luna piena, assaporo il rumore del vento nelle giornate di sole, ascolto inebriata il canto delle cicale.

Il BuonVento è il mio momento di relax, la mia pausa col mondo, il mio ristoro prima di partire nuovamente alla scoperta degli altri villaggi dell’isola (Lefkes, Kostos, Marmara), o tuffarmi tra le acque delle spiagge di Glyfa e Trypiti, o arrancare in salita per gli sterrati che portano alle colline con le antenne, passando per monasteri e chiese popolate da capre.

Il sud dell’isola, specie la zona di Alyki, è quella dove mi dirigo quando ho voglia di mangiare pesce a prezzi irrisori, con i piedi letteralmente sulla sabbia, magari dopo aver percorso a piedi i sentieri attorno a Voutakos e Makria Miti.

La "mia" Paros

E se ho voglia di ripararmi dal Meltemi che soffia furioso, trovo sempre rifugio a mollo delle acque turchesi della baia di Agia Irini, non prima di aver -ancora una volta- fatto l’elenco delle “case che vorrei ma non posso” che popolano l’intera collinetta che affaccia a ovest, sul tratto di mare che separa Paros da Antiparos.

Paolo e il suo Filoxenia sono, spesso, il luogo in cui termino la mia lunga giornata in giro per l’isola, con un cocktail sulla spiaggia di Livadia, dove il sole si tuffa letteralmente sul mare, tra i due scogli che i local chiamano “gates” o “porte di Paros”, e l’andirivieni lontano delle navi che collegano l’isola con il resto del mondo.

A quel punto, torno verso Naoussa e mi immergo letteralmente nel brusio della sua vita notturna, tra le sfavillanti vetrine dei negozi che rimangono aperti fino a tardi, e il profumo dei loukoumades.

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Oppure fuggo nuovamente in cerca di maggiore tranquillità, lasciandomi avvolgere dal silenzio dei villaggi dell’entroterra e dalle coccole di una cucina che mi affascina in tutto e per tutto (ad eccezione -ahimè- dei dolci!).

Un’altra giornata è trascorsa, e dopo aver avvolto il mio cuore in una pellicola di serafica pace, sono pronta per chiudere gli occhi e lasciare spazio ai miei sogni… rigorosamente in lingua greca.

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